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La guerra la paghiamo tutti, anche facendo la spesa

Com’era facile immaginare dopo l’aumento dei costi dei carburanti ora tocca alle merci e in particolare a quelle del settore agricolo. L’allarme viene dalle organizzazioni di categoria che sottolineano, come fa Legacoop, l’addensarsi di ombre pesanti su comparti chiave dell’export made in Italy.

L’Iran non è certo una potenza agricola, con esportazioni che si limitano ad alcune nicchie di mercato, come i pistacchi e lo zafferano; ha invece un peso rilevante sui mercati energetici e la guerra ha già spinto i listini di gas e petrolio verso l’alto. Se sale il costo di petrolio e gas, prima o poi l’aumento si riflette su tutto ciò che consuma energia, in campo e soprattutto fuori campo. «Siamo di fronte a un nuovo scenario di guerra che già drena risorse alle nostre cooperative», dichiara Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroalimentare «l’incremento dei costi energetici e di alcuni fattori di produzione quali i concimi sono una tassa occulta sulla produzione, ma è sul fronte dei trasporti che la situazione sta diventando critica. Prodotti simbolo del nostro export, come kiwi e mele, che stavamo spedendo con successo verso i mercati orientali, oggi non possono più raggiungere tali mercati oppure subiscono rallentamenti non sopportabili a lungo termine per la natura dei prodotti facilmente deperibili oltre a rincari insostenibili dei costi delle tratte marittime. Raggiungere certi mercati è diventata un’impresa non solo logistica, ma anche economica».

Ma la preoccupazione di Legacoop Agroalimentare va oltre la contingenza economica dell’export. Maretti invoca una visione di sistema che l’Europa e l’Italia non possono più rimandare: la capacità di garantire cibo alla popolazione anche in scenari di crisi prolungata.

«Questa crisi ci ricorda, brutalmente, che la sicurezza alimentare non può essere data per scontata», sottolinea Maretti. «È necessario quello che definisco un ‘pensiero lungo: non possiamo limitarci a gestire l’emergenza quotidiana. L’Italia deve dotarsi di adeguate riserve strategiche alimentari. Serve una pianificazione seria che metta al riparo le filiere e i consumatori dai ricatti dei mercati energetici e dalle interruzioni delle catene di approvvigionamento globali».

Preoccupazioni espresse anche da Cia – Agricoltori Italiani, per il presidente Cristiano Fini «l’ennesima emergenza geopolitica, con la guerra in Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz, non può trascinare il Paese nel vortice di una nuova crisi energetica e dei prezzi, per una dipendenza da materie prime strategiche che va urgentemente affrontata sia a livello europeo che italiano, a tutela di famiglie e imprese, della tenuta del comparto agricolo e della sicurezza alimentare globale. Il Governo, dunque, riveda subito le sue scelte politiche e cambi passo, a partire dal Dl Bollette». Particolarmente delicata è la questione dei fertilizzanti che negli ultimi anni, ricorda Coldiretti, hanno già subito aumenti superiori al 40%.

Un’economia basata sui combustibili fossili, un’agricoltura schiava della chimica, un sistema di trasporti che da sempre finge di poter ignorare l’impatto sull’ecosistema ma anche sui costi che scarica sulla filiera: questo è ciò che oggi il conflitto rende evidente e insopportabile.

 

Da Greenreport: https://www.greenreport.it/editoriale/60498-effetto-guerra-sul-carrello-della-spesa-il-sistema-agroalimentare-e-scosso-dalla-crisi-ma-paga-anche-la-dipendenza-dalla-chimica-e-dai-combustibili-fossili